Trend globali nell’efficienza energetica

2011-09-21 - Il rapporto ABB per il 2011 presentato oggi in Italia, in occasione del workshop di European House Ambrosetti in collaborazione con ABB “Efficienza energetica e opportunità per le imprese"

Il rapporto “Trend globali nell’efficienza energetica 2011” rappresenta il documento di riferimento sull’efficienza energetica per ABB, ed è incentrato sulle tendenze nel settore industriale e delle utility il cui obiettivo è accrescere la consapevolezza sulla centralità di questo tema nella strategia di crescita sostenibile del sistema mondiale.

Il report è articolato in due sezioni. La prima è stata realizzata dall’Economist Intelligence Unit, che si è occupata di realizzare un sondaggio condotto a livello mondiale tra 350 senior executive dell’industria e delle utility, con l’obiettivo di misurare e analizzare le tendenze e le prospettive delle aziende in tutto il mondo in relazione all’utilizzo più efficiente dell’energia.

La seconda parte è stata commissionata a Enerdata, una società di consulenza specializzata nel settore globale dell’energia. Oltre agli scenari globali, la ricerca di focalizza sui paesi del G20 che rappresentano circa tre quarti del consumo energetico mondiale, tra cui l’Italia.

Nell’arco degli ultimi 20 anni sono stati fatti notevoli passi avanti sul fronte dell’efficienza energetica nei settori che fanno un uso intensivo dell’energia ma è evidente come esista un notevole potenziale, soprattutto in virtù di una spinta più decisa, consapevole e informata sui benefici che l’efficienza energetica possono apportare sul fronte ambientale, ma soprattutto su quello economico, essendo l’efficienza energetica una scelta che supporta il mondo delle industrie e delle utility a rafforzare la propria competitività di lungo termine.

A livello mondiale, l’energia necessaria alla produzione di un’unità di GDP (definita “Energy intensity” è diminuita dell’1,4% all’anno dal 1990. In Italia il consumo totale di energia di GDP prodotta è inferiore del 15% alla media europea. Ma l’energy intensity è diminuita molto più lentamente che nel resto della Comunità Europea (solo lo 0,6% annuo rispetto all’1,7% dell’EU).

Le emissioni di CO2 per unità di GDP, è diminuito a livello globale seguendo lo stesso trend dell’energy intensity (circa 1,5% all’anno); in Italia questo valore è diminuito con una rapidità doppia rispetto all’energy intensity nel periodo 1990-2009. Questo trend è spiegabile dall’aumento della quota del gas nel mix energetico del Paese, arrivato oggi a rappresentare il 38%, contro il 41% rappresentato dal petrolio – che solo 10 anni fa rappresentava oltre la metà del mix energetico italiano. Il consumo di elettricità pro capite è molto al di sotto della media europea (4900 KWh rispetto ai 5700 KWh nel 2009. Il consumo elettrico è cresciuto notevolmente dal 2006, con un rallentamento tra il 2007 e il 2008 e un drastico calo del 7% nel 2009, in funzione della crisi economica.

Il rapporto analizza il settore della generazione e della trasmissione dell’energia: le perdite che si possono registrare in questa fase possono variare dal 9% dei volumi nei paesi ad economia matura, fino al 15-20% in America Latina e India. Per l’Italia la rete di distribuzione mostra un tasso di perdite nella trasmissione e distribuzione del 6%, appena al di sotto della media europea. Dal 1990 queste perdite sono state ridotte del 9%, ottenendo una riduzione nel fattore di emissioni di CO2 per la sola generazione di energia del 25% nello stesso periodo.

Sul fronte dell’industria, vengono analizzati in particolare l’industria siderurgica, che assorbe il 20% dei consumi industriali e che ha fatto significativi passi avanti nell’arco degli ultimi 20 anni. Il consumo energetico globale di questo settore potrebbe essere ridotto del 40% se i principali paesi produttori avessero lo stesso livello di efficienza della nazione che domina la classifica mondiale. Il 60% di questi risparmi avverrebbe in Cina. A seguire i settori del cemento e dell’alluminio, che potrebbero diminuire i consumi rispettivamente del 20% e del 15%; anche il settore chimico e cartario presentano grandi potenzialità.

Per quanto riguarda l’Italia, i consumi energetici nell’industria sono cresciuti stabilmente a un tasso dell’1,2% all’anno tra il 1990 e il 2007, ma nel 2008/2009 la crisi economica globale ha portato ad una riduzione drastica nei consumi energetici. Il peso del consumo elettrico nell’industria è cresciuto sensibilmente, sino ad arrivare a rappresentare il 35% rispetto al totale.

L’uso dell’energia nell’industria, in Italia come in molte parti del mondo, è lontano dall’essere efficiente e ci sono ampi spazi per miglioramenti, Per questo l’efficienza energetica – così come espresso dai 350 senior executive intervistati - anche alla luce di un accesso ristretto all’energia e alle preoccupazioni legati ai cambiamenti climatici, non è più considerata una scelta opzionale, bensì un irrinunciabile pre-requisito per la crescita finanziaria a lungo termine e per il miglioramento della competitività, soprattutto in settori energy-intensive.

L’efficienza energetica è vista anche come uno stimolo all’innovazione tecnologica, pur nella consapevolezza che i principali miglioramenti arriveranno dall’ottimizzazione dei processi produttivi e soprattutto dall’introduzione di tecnologie già accessibili e testate (citando tra queste in particolare i motori ad alta efficienza e gli inverter). Un’analisi dell’impatto di queste tecnologie ha dimostrato ampiamente che l’efficienza energetica è un investimento che si ripaga da sé.

Sul fronte del ritorno finanziario degli investimenti in efficienza energetica, l’88% del campione intervistato riconosce l’efficienza energetica come fattore business critical, ma solo il 40% ha investito in questo ambito negli ultimi 3 anni, quota che scende al 34% nell’industrie a uso intensivo dell’energia.

Solo la metà del campione ha messo a punto sistemi di gestione dell’energia e solo un terzo ha eseguito audit energetici sull’intera struttura produttiva e operativa. Meno della metà ha attivato un sistema per un monitoraggio continuo dei progressi in efficienza energetica.

Questo divario tra consapevolezza e azione è causato principalmente da una mancanza di informazione. Il 42% del campione denuncia una mancanza di chiarezza nel metodo per individuare il ritorno finanziario degli investimenti, soprattutto legata all’assenza di benchmark di riferimento per il settore industriale in cui operano. Solo il 27% cita la mancanza di fondi come una delle barriere all’investimento.

Nuovi incentivi e nuove regolamentazioni possono ovviamente intensificare la pressione sull’industria.Tra queste, l’introduzione della normativa ISO50001 che regola l’introduzione di sistemi per la gestione dell’energia e che rappresenterà un punto di riferimento per l’industria influenzando potenzialmente il 60% dell’uso mondiale dell’energia.

Il rapporto ABB sull’efficienza energetica è consultabile al sito www.abb.it/energyefficiency. In questo portale sono presentati metodologie, strumenti e risultati che ABB ha messo a punto per rispondere concretamente all’esigenza del mondo delle utility, dell’industria, dei trasporti e del terziario e accompagnarle nella pianificazione di una strategia per il raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica.

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