Il Chief Digital Officer di ABB Guido Jouret sull’innovazione

L'innovazione tecnologica è stata la mission principale di ABB per oltre 130 anni. In qualità di Chief Digital Officer di ABB, a Guido Jouret che sovrintende ABB Ability™, l'offerta digitale unificata e multipiattaforma del Gruppo, è stato affidato il compito di individuare come portare le soluzioni digitali all'avanguardia di ABB al livello successivo. In questa intervista, discute le opportunità future.

Quali cambiamenti ha visto il mondo negli ultimi anni e in che modo tali cambiamenti riguardano l'attuale mission di ABB e la tua?

Il più grande sviluppo è stato l'arrivo della quarta rivoluzione industriale, che fonde il mondo fisico e quello digitale. Il nostro lavoro è quello di costruire sulle conquiste delle precedenti rivoluzioni industriali, che nel corso dell'ultimo secolo hanno migliorato drasticamente la vita e non solo nel vecchio mondo. L'aspettativa di vita è raddoppiata, centinaia di milioni di persone hanno sconfitto la povertà, sempre più persone hanno accesso all’assistenza medica, oltre al cibo e all'acqua pulita. Ma abbiamo pagato un prezzo e ora il nostro impegno con Industry 4.0 è quello di utilizzare tutti gli strumenti digitali a nostra disposizione per estendere i benefici delle precedenti rivoluzioni industriali a un numero ancora maggiore di persone, invertendo al contempo le conseguenze negative. Ciò significa rendere la rete ecologica, elettrizzare i trasporti, combattere l'inquinamento e i cambiamenti climatici con infrastrutture più intelligenti e contribuire a risolvere il problema di come nutrire un pianeta di nove miliardi di persone mentre siamo a corto di terra arabile. Credo che possiamo farlo e così anche i nostri clienti con ABB AbilityTM, la nostra offerta digitale unificata e cross-industry.



Hai detto che, invece di accontentarsi di miglioramenti incrementali ottimizzando le architetture esistenti, le aziende possono ottenere molto di più cambiando completamente la strategia. Cosa intendi?

Di recente ho tenuto un discorso in cui ho affermato che, con l'accelerazione della Quarta Rivoluzione Industriale ed Energetica, i clienti stanno sbloccando valore reinventando i loro modelli di business verso modalità radicalmente nuove attraverso le innovazioni digitali. Uso la frase "Move Bits, Not Atoms" (“Muovi Bit, Non Atomi”) come una scorciatoia per descrivere il modo con cui il modello operativo per l'economia industriale viene ripresentato.

Oggi muoviamo "atomi" - risorse primarie come energia, acqua, cibo - su distanze incredibili, per consegnarli dalle loro fonti laddove sono necessari. Ma ci siamo arrivati a costo di un forte impatto ambientale, attraverso l'aumento delle emissioni di carbonio e la deforestazione. Cosa accadrebbe se, invece di trasportare "atomi", potessimo fornire esperienza, o "bit" - come il know-how codificato nel software - in un modo privo di attriti? I bit relativi alle informazioni sono essenzialmente privi di peso: una molecola d'acqua è più pesante di un elettrone di un numero che ha 30 zeri dopo di esso. Quindi l'idea è spostare quei "bit" dove sono necessari gli "atomi" di risorse.

Questa non è un'analogia oscura. La vediamo realizzarsi già per ciò che concerne l’energia, dove ci spostiamo da grandi centrali elettriche centralizzate a forme di generazione distribuita utilizzando pannelli solari, microgrid e turbine eoliche. Quindi, il piccolo è bello!



Sembra che tu stia parlando di un aumento dell'intelligenza distribuita.

Il modello del futuro sarà più modulare e decentralizzato. Tuttavia, allontanarsi dal modello più ampio e centralizzato di oggi richiede un coordinamento, perché invece di avere una grande centrale elettrica o una fabbrica, ne avrai molte più piccole. Avremo bisogno che queste unità più piccole comunichino tra di loro. È un pò come dirigere un'orchestra. Ad esempio, con più fonti di generazione di energia, turbine, pannelli solari e sistemi di stoccaggio delle batterie, avremo bisogno di un'orchestrazione tra l'offerta e la domanda. Quello che sto essenzialmente dicendo è che abbiamo bisogno di un sistema nervoso digitale.

Cos’è il sistema nervoso digitale?

Non sarà possibile gestire e controllare centralmente tutto. Non puoi avere tutte le informazioni che arrivano in una grande sala di controllo da qualche parte e avere una sola persona che prende tutte le decisioni. Dovremo fare più affidamento sul "pilota automatico" di ogni singolo sistema. Dovremo cioè spostare il processo decisionale quotidiano a livello micro verso sistemi sempre più intelligenti. Quindi, in questo sistema nervoso digitale, non ci sarà un solo pilota su questo ipotetico aereo. Ci saranno molti altri piloti e saranno decentralizzati, ma coordinati tra loro. Saranno anche progettati per un failover morbido. Un ottimo esempio è il modo con cui funziona Internet.

Quale ruolo giocherà l’intelligenza artificiale?

Ho una visione ottimistica dell'IA. Ad esempio, negli ultimi anni abbiamo compiuto enormi progressi nella tecnologia di machine learning. Ma ciò di cui la maggior parte della gente non si rende conto è che non c'è stato alcun miglioramento fondamentale negli algoritmi della rete neurale sottostante. I modelli che usiamo oggi sono gli stessi di 40 anni fa. Dato che ora disponiamo di molta più potenza di calcolo, possiamo costruire reti neurali più grandi. Ma stiamo ancora cercando di replicare un'approssimazione molto primitiva di un neurone umano.

Solo per darvi un'idea della portata della sfida, considerate il computer che riproduce il gioco GO (gioco da tavolo strategico per due giocatori, n.d.r.). In realtà sta giocando usando una server farm molto grande, che consuma migliaia di watt di potenza. Il cervello umano medio consuma solo 60 watt, che equivalgono a una tradizionale lampadina a incandescenza. E il cervello non sta solo giocando a GO, ma sta anche elaborando le informazioni visive e gestendo il tuo corpo.

Un altro motivo per cui questa disparità nell'uso dell'energia è notevole è perché i neuroni umani sono migliaia di volte più lenti dell'elettronica. In teoria, un computer dovrebbe essere mille volte più efficiente nel gestire gli algoritmi di GO rispetto al nostro cervello, ma in realtà è milioni di volte meno efficiente.



Questo significa che non abbiamo l’architettura giusta?

Esattamente. Stiamo cercando di approssimare qualcosa usando strumenti grezzi. Immaginate cosa potremmo fare se capissimo come funzionano i neuroni umani! Ecco perché penso che l'IA abbia una fantastica opportunità in futuro. Il grado di progresso che possiamo fare nell’IA è potenzialmente più grande di milioni di volte quello che è oggi.

I robot sembrano avanzare molto rapidamente, qual è il tuo punto di vista?

I robot arriveranno in tutte le forme e dimensioni: dai Roomba (robot domestico aspirapolvere, n.d.r.) di ampia portata ai veicoli a guida automatica (AGV), che sono essenzialmente robot su ruote che lavorano fianco a fianco con le persone, ad esempio, nelle attività di magazzino dove occorre fare l'inventario sugli scaffali e mettere i vari prodotti nei cassonetti o sui trasportatori per la spedizione. Inizieremo anche a vedere robot nelle società di servizi: i robot cucineranno, taglieranno i capelli, dispenseranno medicine.

Vedo anche un futuro brillante per i robot e le macchine per l'automazione in agricoltura. Considerate che, in Giappone, l'età media di un agricoltore nel 2017 era di 67 anni, c’è quindi ovviamente una necessità urgente.

Penso che dobbiamo riconoscere che i robot non sembreranno antropomorfi. Non avranno necessariamente una forma umana. Considerate che una nave autonoma, che vedremo in funzione entro il prossimo anno o giù di lì, sarà un tipo di robot, perché ha un’intelligenza insieme a motori, azionamenti e attuatori.



Quali sono le sfide future?

Anche con tutti i progressi che stiamo facendo nell'IA e nell'apprendimento automatico, c'è ancora un limite fondamentale, ovvero la creazione di sistemi intrinsecamente fragili. Ciò significa che possono risolvere solo i problemi contenuti nel set di addestramento o nell’insieme di esempi e di casi d'uso, sui quali sono stati addestrati.

Un buon esempio è l'auto senza conducente. Se si istruisce un'auto senza conducente a non incrociare mai una doppia striscia gialla, ciò funziona bene fino a quando l'auto non rimane bloccata dietro un camion che non si muove perché l'autista è uscito per effettuare una consegna. Quella macchina autonoma rimarrà ‘felicemente’ bloccata dietro quel camion e il traffico verrà rallentato.

Quindi, relativamente a questioni legate a eccezioni o a casi estremi, come questo esempio, che giudizio applichiamo? La risposta giusta è che quella macchina stia qualche centimetro sulla doppia striscia gialla in modo che possa "guardare" oltre il camion e, se non vede il traffico in arrivo, può quindi oltrepassarlo. Ciò solleva l'intera questione di giudizio e previsione, ma va oltre lo scopo dei sistemi attuali che non sono in grado di farlo.

Hai parlato spesso dell'ascesa della tecnologia operativa (OT) e cosa significherà per il nostro settore.

Lo spazio industriale, dove la OT vive, sta diventando un enorme beneficiario dell'innovazione guidata dai consumatori. Lasciatemi spiegare. Anni fa, se si voleva lavorare con la migliore tecnologia, in particolare negli Stati Uniti, si lavorava per qualcosa associato al governo o alla NASA. Successivamente, con l'avvento dei microcomputer, il pendolo si è spostato verso l'industria. Poi è arrivato Internet e la gente ha iniziato a connettersi. Ma l'esperienza domestica era basata su modem dial-up, e non era buona, mentre al lavoro andava meglio perché si aveva sempre accesso a Internet.

Dall'inizio del XXI secolo, il pendolo dell'innovazione si è spostato sul lato dei consumatori. Oggi, se si desidera la migliore tecnologia, la possiamo avere a casa. Il telefono tascabile è molto meglio di quello sulla tua scrivania al lavoro. Il tuo PC di casa è probabilmente molto più potente del tuo portatile aziendale. La realtà virtuale, i videogiochi e i telefoni cellulari sono certamente esempi di innovazioni spinte dalla disponibilità di grandi potenziali mercati di consumo.

Mi piacerebbe far notare che la frase "guidati dai consumatori" non significa che non ci sia alcun valore economico, anzi. Prendiamo i droni: sono un enorme moltiplicatore della produttività dei dipendenti. Possiamo mettere sensori di metano sui droni e farli volare intorno alle raffinerie per fare ispezioni più veloci e più approfondite. Possiamo ispezionare oleodotti e gasdotti per individuare eventuali perdite. Possiamo far volare droni per fotografare le turbine eoliche.

Foto di un parco eolico nell’oceano scattata da un drone


Una volta hai scritto un articolo discutendo sulle tecnologie per arrivare alla prossima big idea. Parlaci di questo.

Il mio modo preferito di cercare la “grande cosa” da realizzare è provare più soluzioni, armeggiare. Mi spiego meglio: armeggiare è quando qualcuno sta cercando di risolvere un problema, ma la tecnologia che si sta cercando di utilizzare è ovviamente inappropriata per lo scopo. È l'equivalente di quando utilizzi del nastro adesivo e del cavo per imballaggio e il tuo primo istinto è presumere che non funzioneranno mai. Il punto è che il problema che stai tentando di risolvere deve essere molto importante, se sei disposto a sopportare una soluzione approssimativa. Quindi l’armeggio - quando qualcuno ha già dedicato tempo e sforzi effettivi - è una tecnica molto più efficace per 'identificare aree mature per la ricerca di quanto non sia il tipico approccio di intervistare le persone.

Quali i principali problemi che vedi in futuro?

I quattro temi principali sono energia, trasporti, acqua e cibo. Questo perché rappresentano collettivamente la maggior parte del sistema operativo del nostro pianeta. Abbiamo parlato di alcune innovazioni nei pannelli solari, nel settore delle microgrid e nello sviluppo di veicoli autonomi nei trasporti. Dato che la popolazione mondiale continua a crescere, acqua e cibo saranno problemi importanti.

La tecnologia delle microgrid delle batterie per l’accumulo di energia su Robben Island


Circa il 98% dell'acqua del pianeta è in realtà acqua salata, quindi la desalinizzazione deve essere parte della soluzione. Per quanto riguarda il cibo, sono un appassionato delle possibilità di agricoltura urbana. È chiaro che dobbiamo reinventare l'agricoltura così come la conosciamo. Non c'è abbastanza terra, ci saranno molte più bocche da sfamare e la maggior parte delle persone vivrà nelle città.

Se ci pensiamo, l'agricoltura urbana si allinea a ciò di cui abbiamo parlato all'inizio di questa intervista, passando a un modello distribuito. Piuttosto che spedire cibo a distanze enormi, possiamo lavorare in modo più efficace insieme su base locale, perché il costo del coordinamento e della comunicazione è sostanzialmente sceso a zero, grazie alle tecnologie digitali abilitantii.



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